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la nascita del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco tra il 1935 ed il
1941 nacquero diverse specialità oggi non più esistenti
dei Vigili del Fuoco.
Fra
le più interessanti troviamo le Squadre Celeri e le Squadre Portuali.
I
GATTI NERI! LE SQUADRE CELERI DEL CORPO NAZIONALE
Il neonato Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, fu nei primi anni un
notevole centro di sperimentazione di nuove tecniche ed idee dotato di
grande vivacità.
Le esigenze belliche e la mole straordinaria di lavoro che investirono
i corpi provinciali spinsero la Direzione Generale dei Servizi Antincendi
ed i corpi stessi a studiare alternative per la migliore gestione del
personale.
In questa ottica furono costituite a Roma nel 1940, poi a Napoli (accasermate
presso il Monte Echia) e nel 1942 a Torino, le Squadre Celeri.
Il compito di queste specialità era raggiungere il luogo dell’intervento
in tempi molto rapidi, procedere ai salvataggi urgenti ed impostare le
operazioni per le partenze ordinarie in arrivo.

Scudetto
di specialità - Collezione dell'Autore

Vig.
R. Donnini della Celere romana con lo scudetto - Archivio C. Gioacchini
Ogni
equipaggio si componeva di un sottufficiale o Vigile Scelto con funzioni
di Capo Partenza, di un autista e di due Vigili.
Ogni raggruppamento si componeva di sei squadre per un totale di un ufficiale
coordinatore (Il Geom. Alberto Cosimini a Roma e l’Ing. Stefano
Gabotto a Torino), tre sottufficiali, tre Vigili Scelti, sei autisti e
dodici Vigili più sei riserve.
In genere erano accasermate presso la sede centrale del Corpo da cui uscivano
munite d’autocarri attrezzati leggeri soprattutto tipo FIAT 1100
che per dimensioni e peso potevano correre abbastanza velocemente tra
le vie piene di macerie dovute ai bombardamenti.
Il caricamento consisteva in attrezzature da incendio e da lavoro di vario
genere.
Il personale delle Squadre Celeri dormiva completamente vestito in stanze
poste in prossimità dei mezzi in quanto sia di giorno che di notte
il tempo massimo permesso tra la chiamata della squadra e l’uscita
era di 30 secondi.

Fiat
1100 Carrozzata Bergomi - Archivio dell'Autore
Di
fatto era una specialità molto impegnativa sia per la necessità
di partenze veramente veloci sia perché dal loro operato dipendeva
l’esito dell’intervento e l’opera del personale giunto
successivamente.
Al personale celere toccava salvare subito le vite in pericolo e successivamente
predisporre le mandate da incendio facendo uso degli idranti perché
le 1100 non avevano riserve idriche a bordo.
Se il bombardamento aveva reso inutilizzabile la rete idrica cittadina
bisognava arrangiarsi con estintori e spesso con mezzi minori come le
accette ed i piccozzini con cui tagliare i legnami dai tetti in fiamme
per impedire il propagarsi del rogo.
Nonostante tutto non era prevista un indennità per i membri che
erano in genere scelti tra i migliori del corpo.

Vigile
con maglioncino e con lo scudetto nella tipica combinazione delle Celeri
con maschera antigas T35- Archivio C. Gioacchini
Proprio
per questo l’appartenenza alle partenze celeri era considerato un
grande onore quasi un premio.
Il personale indossava la divisa da fatica modello 1938 in fustagno kaki
con in genere una maglioncino bianco e l’equipaggiamento da intervento
completo di elmetto modello 1938, cinturone da incendio e maschera antigas
nei modelli allora più diffusi (T35 – T33 – TUO e varie).
Sul braccio sinistro a titolo onorifico era portato un meraviglioso scudetto
da braccio in lamierino e smalti.
Il raro scudetto riportava la scritta “squadra celere” tra
fasci speculari ed era dominato da un ala su fiamme erranti.
Le partenze celeri ebbero un ruolo decisivo nelle grandi incursioni che
colpirono Napoli nel 1942 e nel drammatico bombardamento su Roma del 19
Luglio 1943. A Roma gli uomini delle celeri erano noti anche come i “gatti
neri” per via della simpatica mascotte del gruppo, un gatto nero
che aveva ispirato nella loro camerata il motto dipinto sulla parete:
Mentre la città dorme i gatti neri vegliano! Nell'Aprile 1941 su
disposizione del Comandante di Roma Ing. Moscato in accordo con il Prefetto
Giombini, fu distaccata una squadra delle celere a Palazzo Venezia a "disposizione
del Capo del Governo".
Con il proseguire del conflitto il loro uso fu costante e logorante. Non
era facile reggere i terribili ritmi di lavoro a cui erano sottoposti
i membri di queste unità. Le squadre celeri a pieno titolo si possono
a mio avviso considerare le madri delle moderne partenze tecniche in uso
in molti comandi d’Italia.
La magia del corpo nazionale è anche crescere e costruire il futuro
giorno per giorno ed i nostri predecessori lo sapevano piuttosto bene!
LE
SQUADRE PORTUALI
Le
squadre portuali furono create attorno al 1940 per esigenze derivate dalla
crescente offesa aerea nemica ed in seguito ad apposita disposizione legislativa.
Il
personale portuale veniva addestrato presso le Scuole Centrali dove al
momento dell'edificazione era stata riprodotta una nave a tre alberi a
fini didattici.

Tre
Alberi alle Capannelle - Archivio dell'autore
Muniti
di mezzi ordinari e di natanti di vario genere, i Vigili portuali venivano
inviati alla Scuola C.R.E.M. della Regia Marina a Pola per frequentare
Corsi di Formazione per conducenti e motoristi.

Attestato
Corso CREM - Collezione dell'Autore

Per
tutto il conflitto ebbero duro lavoro da compiere per la difesa dei principali
porti italiani.
L'abbigliamento
prevedeva in periodo estivo, l'uso del camisaccio con solino e basco associato
a pantaloni lunghi con moccasino.

Scudetto
delle Squadre Portuali - Collezione dell'Autore
D'inverno
si utilizzava doppiopetto con basco. Largo uso ebbero gli impermeabili
a cappotta tipo "Regia Marina" oggi nota come "Gabbano".

Berretto
del Gabbano - Collezione dell'Autore
In
intervento era utilizzato l'ordinario Elmetto modello 1938.
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