LE SQUADRE CELERI E PORTUALI

di Alessandro Mella


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Pubblicato: Dicembre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solinoo delle Squadre Portuali - Collezione dell'Autore

 

 

 

 

Con la nascita del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco tra il 1935 ed il 1941 nacquero diverse specialità oggi non più esistenti dei Vigili del Fuoco.

Fra le più interessanti troviamo le Squadre Celeri e le Squadre Portuali.

 

I GATTI NERI! LE SQUADRE CELERI DEL CORPO NAZIONALE



Il neonato Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, fu nei primi anni un notevole centro di sperimentazione di nuove tecniche ed idee dotato di grande vivacità.
Le esigenze belliche e la mole straordinaria di lavoro che investirono i corpi provinciali spinsero la Direzione Generale dei Servizi Antincendi ed i corpi stessi a studiare alternative per la migliore gestione del personale.
In questa ottica furono costituite a Roma nel 1940, poi a Napoli (accasermate presso il Monte Echia) e nel 1942 a Torino, le Squadre Celeri.
Il compito di queste specialità era raggiungere il luogo dell’intervento in tempi molto rapidi, procedere ai salvataggi urgenti ed impostare le operazioni per le partenze ordinarie in arrivo.

Scudetto di specialità - Collezione dell'Autore

Vig. R. Donnini della Celere romana con lo scudetto - Archivio C. Gioacchini

 

Ogni equipaggio si componeva di un sottufficiale o Vigile Scelto con funzioni di Capo Partenza, di un autista e di due Vigili.
Ogni raggruppamento si componeva di sei squadre per un totale di un ufficiale coordinatore (Il Geom. Alberto Cosimini a Roma e l’Ing. Stefano Gabotto a Torino), tre sottufficiali, tre Vigili Scelti, sei autisti e dodici Vigili più sei riserve.
In genere erano accasermate presso la sede centrale del Corpo da cui uscivano munite d’autocarri attrezzati leggeri soprattutto tipo FIAT 1100 che per dimensioni e peso potevano correre abbastanza velocemente tra le vie piene di macerie dovute ai bombardamenti.
Il caricamento consisteva in attrezzature da incendio e da lavoro di vario genere.
Il personale delle Squadre Celeri dormiva completamente vestito in stanze poste in prossimità dei mezzi in quanto sia di giorno che di notte il tempo massimo permesso tra la chiamata della squadra e l’uscita era di 30 secondi.

 

Fiat 1100 Carrozzata Bergomi - Archivio dell'Autore

 

Di fatto era una specialità molto impegnativa sia per la necessità di partenze veramente veloci sia perché dal loro operato dipendeva l’esito dell’intervento e l’opera del personale giunto successivamente.
Al personale celere toccava salvare subito le vite in pericolo e successivamente predisporre le mandate da incendio facendo uso degli idranti perché le 1100 non avevano riserve idriche a bordo.
Se il bombardamento aveva reso inutilizzabile la rete idrica cittadina bisognava arrangiarsi con estintori e spesso con mezzi minori come le accette ed i piccozzini con cui tagliare i legnami dai tetti in fiamme per impedire il propagarsi del rogo.
Nonostante tutto non era prevista un indennità per i membri che erano in genere scelti tra i migliori del corpo.

 

Vigile con maglioncino e con lo scudetto nella tipica combinazione delle Celeri con maschera antigas T35- Archivio C. Gioacchini

 

Proprio per questo l’appartenenza alle partenze celeri era considerato un grande onore quasi un premio.
Il personale indossava la divisa da fatica modello 1938 in fustagno kaki con in genere una maglioncino bianco e l’equipaggiamento da intervento completo di elmetto modello 1938, cinturone da incendio e maschera antigas nei modelli allora più diffusi (T35 – T33 – TUO e varie).
Sul braccio sinistro a titolo onorifico era portato un meraviglioso scudetto da braccio in lamierino e smalti.
Il raro scudetto riportava la scritta “squadra celere” tra fasci speculari ed era dominato da un ala su fiamme erranti.
Le partenze celeri ebbero un ruolo decisivo nelle grandi incursioni che colpirono Napoli nel 1942 e nel drammatico bombardamento su Roma del 19 Luglio 1943. A Roma gli uomini delle celeri erano noti anche come i “gatti neri” per via della simpatica mascotte del gruppo, un gatto nero che aveva ispirato nella loro camerata il motto dipinto sulla parete: Mentre la città dorme i gatti neri vegliano! Nell'Aprile 1941 su disposizione del Comandante di Roma Ing. Moscato in accordo con il Prefetto Giombini, fu distaccata una squadra delle celere a Palazzo Venezia a "disposizione del Capo del Governo".

Con il proseguire del conflitto il loro uso fu costante e logorante. Non era facile reggere i terribili ritmi di lavoro a cui erano sottoposti i membri di queste unità. Le squadre celeri a pieno titolo si possono a mio avviso considerare le madri delle moderne partenze tecniche in uso in molti comandi d’Italia.
La magia del corpo nazionale è anche crescere e costruire il futuro giorno per giorno ed i nostri predecessori lo sapevano piuttosto bene!

 

 

 

 

 

 

 

LE SQUADRE PORTUALI

 

Le squadre portuali furono create attorno al 1940 per esigenze derivate dalla crescente offesa aerea nemica ed in seguito ad apposita disposizione legislativa.

Il personale portuale veniva addestrato presso le Scuole Centrali dove al momento dell'edificazione era stata riprodotta una nave a tre alberi a fini didattici.

 

 

Tre Alberi alle Capannelle - Archivio dell'autore

 

 

Muniti di mezzi ordinari e di natanti di vario genere, i Vigili portuali venivano inviati alla Scuola C.R.E.M. della Regia Marina a Pola per frequentare Corsi di Formazione per conducenti e motoristi.

Attestato Corso CREM - Collezione dell'Autore

 

 

 

Per tutto il conflitto ebbero duro lavoro da compiere per la difesa dei principali porti italiani.

 

L'abbigliamento prevedeva in periodo estivo, l'uso del camisaccio con solino e basco associato a pantaloni lunghi con moccasino.

Scudetto delle Squadre Portuali - Collezione dell'Autore

D'inverno si utilizzava doppiopetto con basco. Largo uso ebbero gli impermeabili a cappotta tipo "Regia Marina" oggi nota come "Gabbano".

 

 

Berretto del Gabbano - Collezione dell'Autore

In intervento era utilizzato l'ordinario Elmetto modello 1938.